SOTTO LE STELLE DI PARIGI

Durata: 1h 30 min

Genere: Drammatico

Origine: Francia

Distribuzione: Officine Ubu

Regia: Claus Drexel

Cast: Catherine Frot, Mahamadou Yaffa, Jean-Henri Compère, Richna Louvet, Raphael Thierry

Trama:

Christine è un’anziana clochard che ha un suo rifugio abusivo in un vecchio magazzino sul Lungosenna. Una notte, nella sua “tana” entra Suli, un bambino di otto anni che non parla francese e cerca la mamma. Superata l’inziale diffidenza, comincia per i due un’affannosa ricerca della donna per le strade di Parigi.

Valutazione pastorale:

Il regista Claus Drexel ha già raccontato il mondo dei senzatetto nel 2013 con un documentario intitolato “Au bord du mende”, la storia di quattro homeless della Ville Lumière. Ora torna sull’argomento con il film “Sotto le stelle di Parigi” (“Sous les Étoiles de Paris”). Ecco la storia. In un rifugio precario sotto i ponti di Parigi trascina la sua vita e le sue cose, in due grandi buste di plastica, Christine, un’anziana e piuttosto malconcia clochard (sapientemente interpretata da Catherine Frot, attrice francese di lungo corso vincitrice di un premio Cesar nel 2016 per “Marguerite”). Una notte, nel suo rifugio, entra il piccolo Suli (Mahamadou Yaffa) un bambino immigrato clandestinamente dalla Costa d’Avorio, alla ricerca della madre che, scopriremo poi, sta per essere trasferita in un centro d’accoglienza in Austria. Dopo un’iniziale diffidenza, se non proprio ostilità, Christine prende a cuore la sorte di Suli, e lo accompagna per le strade di Parigi, quelle meno famose, fuori dal circuito turistico e culturale, dove, sotto gli occhi indifferenti dei passanti, si accampano e sopravvivono i profughi, gli emarginati, i più poveri tra i poveri. “Sotto le stelle di Parigi” è un racconto dal sapore fiabesco, con un evidente intento didascalico, sull’incontro e la possibile empatia tra due mondi: un bambino africano e una solitaria e scorbutica parigina. È un film pulito e lineare che coinvolge emotivamente lo spettatore e lo accompagna verso il finale (prevedibile certamente, e anche in qualche modo “desiderato”), ma non per questo meno bello e sincero.