LE GUARATTELLE DI PULCINELLA

ASSOCIAZIONE CULTURALE LA BAGATTELLA

LE GUARATTELLE Il teatrino, la pivetta e i burattini Il Teatrino. I teatrini delle guarattelle, o baracche, hanno conservato la loro struttura: in genere alte due metri e quaranta, larghe un metro e profonde novanta centimetri. Costruite con listelli di legno ricoperti da un telo aperto sul davanti, permettono l’ingresso e l’uscita al guarattellaro. Alcune di esse presentano laterali e frontoni decorati, le stoffe contornate da pizzi e merletti. Il teatrino, smontato, entra dentro una sacca che si porta in spalla consentendo al burattinaio uno spostamento agevole, come raffigurano le stampe dal seicento ai giorni nostri. La Pivetta. La particolarità che rimane nella memoria, in questo genere di spettacolo, è il tipico suono a chioccia che produce la voce di Pulcinella, attraverso uno strumento chiamato pivetta (in inglese swazzle, in francese pratique, in persiano saphìr-respiro), una vera e propria ancia composta da due lamelle di ottone o argento con del cotone intrecciato. Viene posta nel palato molle , quasi a sostituire le corde vocali, con una tecnica particolare produce un suono stridulo, la cavità orale diventa la cassa di risonanza. Lo strumento appartiene a quei modificatori di voce il cui uso e diffuso nei teatri tradizionali europei ed extraeuropei. Già nel 1600 il gesuita Francesco Saverio Quadrio riporta l’uso della pivetta o pivo nello spettacolo dei burattini in Italia. Francisco de Ubeda nel 1608 ebbe modo di sentirla a Siviglia, come anche Sebastian de Covarrubias parla di un’animatore che usava un pito e un collaboratore fuori dalla baracca che aiutava il pubblico a capire meglio e aumentava il calore della rappresentazione, come succedeva e succede peraltro in Iran con Mobarak. Pulcinella è l’unico burattino che parla con la pivetta, gli altri con la voce che gli dona il burattinaio. I dialoghi i movimenti e i giochi di parole sono ricchi di affermazioni assurde ed erotiche, componenti questi che rendono lo spettacolo surreale, violento e poetico. I Burattini. Questo tipo di burattini, molto arcaico come fattura, viene chiamato guarattelle, termine cinquecentesco che indica piccole cose di nessun valore, oppure dal verbo guattare, che significa nascondere. La loro dimensione è quella di un pugno di una mano (grandezza del cuore).Sono composti da teste scolpite, in legno di tiglio, e da una vestina al posto del corpo. Ciò permette agilità e velocità, dando allo spettacolo un ritmo sostenuto, quasi musicale in certi momenti. I personaggi classici oltre a Pulcinella sono Teresina, l’innamorata, il Cane, il Guappo, il Gendarme, il Monaco, la Morte e il Boia. Ci sono anche degli oggetti presenti nello spettacolo come la Scopa, la Bara e la Forca. A ciò si aggiungono oggi piccole ma autentiche novità del gusto contemporaneo. ” I burattini battono l’uno contro l’altro i loro bastoni, colpiscono la testa del nemico cadono e si rialzano, afferrano un corpo caduto e lo buttano….vanno in giro, mostrando paura o sicurezza, mostrano eccitamento sbattendo la fronte sul proscenio”(A. Pasqualino). I burattini delle guarattelle portano con loro “una comicità che fa esplodere il carnevalesco e il corporeo in modo dirompente.”(Ugo Vuoso) Luca Ronga